L’offensiva di Assad su Instagram

Se non bastano le vittorie sul campo, la forza dell’esercito del regime siriano, le immagini strazianti di Homs, una delle cittadine simbolo della guerra civile, ribelle e resistente, e ora piegata e distrutta dalla riconquista della dittatura (ieri un’esplosione fortissima, almeno 40 morti), l’allargamento del conflitto ai curdi, in quella zona disperata tra Iraq e Siria in cui è svanito anche il padre gesuita Dall’Oglio – se non bastano queste informazioni a far capire che la battaglia contro Bashar el Assad è persa per ora, forse per sempre, basta andare sull’account che il dittatore ha creato su Instagram.
18 AGO 20
Immagine di L’offensiva di Assad su Instagram
Se non bastano le vittorie sul campo, la forza dell’esercito del regime siriano, le immagini strazianti di Homs, una delle cittadine simbolo della guerra civile, ribelle e resistente, e ora piegata e distrutta dalla riconquista della dittatura (ieri un’esplosione fortissima, almeno 40 morti), l’allargamento del conflitto ai curdi, in quella zona disperata tra Iraq e Siria in cui è svanito anche il padre gesuita Dall’Oglio – se non bastano queste informazioni a far capire che la battaglia contro Bashar el Assad è persa per ora, forse per sempre, basta andare sull’account che il dittatore ha creato su Instagram. Si chiama “syrianpresidency” e raccoglie le foto glam di Assad e sua moglie Asma (quella che all’inizio della guerra civile si preoccupava soltanto di come fare a recuperare le sue Louboutin), i bagni di folla, il lavoro duro di un presidente alla scrivania, le lacrime asciugate ai bambini, i sorrisi ai fan, la vita quotidiana di un leader che gode di grande consenso. Grazie agli effetti meravigliosi di Instagram, sembrano tutte immagini epiche, un abbraccio fotografico al popolo siriano: vi salveremo, dicono Assad e Asma, dai cattivi che insinuano che siamo efferati assassini, questa guerra la vinceremo.
Al Arabiya ha rilanciato l’iniziativa come la “Instagram offensive” di Assad così brutale che persino il dipartimento di stato americano l’ha definita “spregevole”. Ma delle parole dell’occidente il rais di Damasco ha imparato a fregarsene, tanto sono solo parole, appunto, nessuno vuole davvero andare lì a levarlo dal suo palazzo, non bastano le armi chimiche e centomila morti, figurarsi: così Assad ancora ieri ha annunciato, nel giorno della festa delle Forze armate siriane, che la guerra è dura, “ma la stiamo vincendo”. E ha ragione lui: mentre il presidente Obama creava un team segreto per farsi consigliare sulla Siria e poi lo smantellava nel giro di un anno per incompetenza manifesta, Assad ha rassicurato gli alleati, si è fatto dare soldi e miliziani per sterminare il suo popolo: non si vorrà negare una foto fighissima a un’impresa così.